La rapidità dei cambiamenti che si succedono sui mercati finanziari e nell'economia reale continua a sorprendere e non accenna a rallentare.

Cambiamenti forse ancor più radicali segnano gli scenari geopolitici, rovesciando equilibri rimasti immutati per decenni. Basti pensare al nuovo ruolo delle economie e delle società asiatiche e di paesi che hanno imboccato con decisione il sentiero della crescita, secondo modelli spesso non convenzionali e utilizzando in modo massivo le risorse globali.

Le strette e a tratti problematiche relazioni Usa-Cina, le dimensioni di alcuni indebitamenti sovrani, una generale politica del debito facile, rappresentano alcuni tra gli squilibri che questi anni lasciano in eredità al prossimo futuro. Quello che si presenta all'orizzonte non è più un mondo bipolare centrato sull'Europa e gli Usa, bensì un mondo multipolare, in cui sarà avvantaggiato chi saprà meglio adattarsi all’instabilità dei tempi a venire.

L'Europa e l'Italia hanno visto nel 2010 una certa ripresa, che giunge dopo le gravi perdite di prodotto interno lordo e occupazione registrate nel precedente biennio. Sempre secondo iI Fondo Monetario Internazionale i dati registrano un +1,8% per l'Unione Europea, trainata dalla Germania al +3,6%, e un +1% per l'Italia. In Europa hanno destato diffusa preoccupazione la dimensione del debito pubblico, con le note tensioni sui paesi più meridionali e la condizione di alcune banche e di interi comparti finanziari di alcuni paesi come l'Irlanda. È acceso il dibattito sull'opportunità di superare le difficoltà utilizzando la leva della spesa pubblica oppure di contenere il debito.

La Banca Centrale Europea ha svolto un ruolo importante nel supportare i sistemi finanziari dei paesi membri, spegnendo con abbondante liquidità ogni focolaio di tensione. I tassi di interesse sono rimasti quindi molto bassi, con il rifinanziamento BCE fermo all'1% e l'inflazione che a tratti è sembrata scivolare verso valori negativi, salvo poi recuperare nella seconda parte dell'anno sull'onda di una ripresa più corposa e dell'impennata del costo delle materie prime.

Lo scenario generale italiano resta caratterizzato da ritardi strutturali e problemi non risolti che zavorrano la crescita del Paese; il costo del debito pubblico è rimasto per ora contenuto in forza dei bassi tassi di interesse di Eurolandia, ma potrebbe rivelarsi ben più gravoso qualora i tassi di interesse reali dovessero incrementarsi.

Le imprese in Italia. L'impatto del biennio 2008-2009, seguito dalla miniripresa 2010, consegna alle statistiche un tasso di disoccupazione all’8,6%, con molte imprese in difficoltà e diffuse tensioni sul fronte della liquidità. Le imprese manifatturiere, soprattutto quelle del centro nord, si sono trovate a confrontarsi con nuovi competitori ai quali non sempre hanno potuto opporre soluzioni adeguate.

Molti imprenditori italiani ed europei hanno imboccato la strada dell'innovazione e hanno registrato buoni risultati. Diventa necessaria, per competere con successo sui mercati, la flessibilità globale dei processi e delle imprese, ed è centrale comprendere correttamente la rapidità dei mutamenti ambientali.

Il confronto su scala europea in ordine alla posizione delle banche e alla loro solidità continua anche con riferimento al ruolo dell'attività bancaria e alla sua interazioni con l'attività economica. I nuovi parametri di vigilanza di Basilea 3, richiedendo più capitale a parità di rischio assunto, potranno avere come conseguenza un rallentamento nell'erogazione di credito da parte delle banche e/o una diluizione nei profitti degli Istituti di Credito.

In questo contesto le Banche italiane nel 2010 hanno visto contrarsi i margini per effetto sia della contrazione della "forbice" tra tassi attivi e passivi (anche a causa del minimo valore assoluto raggiunto dai tassi di mercato), sia della progressiva erosione delle voci commissionali che avevano aiutato molto la produzione di valore negli anni sino al 2007.

La già ridotta marginalità è stata poi spesso colpita dal negativo andamento della qualità creditizia, vero elemento di difficoltà dell'ultimo biennio.

Aspetti problematici sono emersi anche sul fronte della raccolta di capitale di debito. Su questo parametro è necessario segnalare come il mercato dei depositi interbancari non garantiti abbia sostanzialmente mantenuto livelli di operatività solo su durate inferiori al mese. Per ottenere finanza oltre tale scadenza le banche debbono rivolgersi al mercato interbancario collateralizzato - consegnando in garanzia titoli di elevata qualità - nelle sue varie forme tecniche, oppure rivolgersi al mercato, retail o istituzionale, con costi decisamente più elevati. Ha giocato un ruolo importante e presumibilmente continuerà a svolgere una funzione di benchmark il debito sovrano Italia, che in forza delle sue dimensioni opera sul mercato sistematicamente "competendo" con la raccolta. Alle banche, a quelle in condizione di presentarsi sul mercato del medio termine, non è rimasto che accettare di pagare interessi superiori a quelli che caratterizzano il debito sovrano.

La posizione di Banca IFIS. Banca IFIS si caratterizza per la sua attività di supporto alle aziende. La Banca finanzia il capitale circolante delle imprese, mitigando il rischio di credito tramite l’utilizzo del contratto di cessione del credito commerciale vantato dall’impresa nei confronti del proprio cliente (factoring).

Il segmento tradizionale in cui opera Banca IFIS è rappresentato dalla piccola impresa che vanta crediti verso clienti di buona affidabilità; in questo segmento si rilevano un rischio controparte cliente più alto ma un rischio di credito spostato sul suo portafoglio clienti, e pertanto fortemente mitigato, e una redditività molto più elevata.

Il nuovo segmento di operatività sul fronte degli impieghi di Banca IFIS è rappresentato dalla media e grande impresa che opera quale fornitore della Pubblica Amministrazione.

Si tratta di un comparto caratterizzato da un numero relativamente contenuto di operatori (prevalentemente ma non esclusivamente di imprese del settore farmindustriale) caratterizzati da una dimensione generalmente significativa, a volte quale parte di gruppi multinazionali di primo livello. L’operatività si basa sull’acquisto di portafogli di crediti generati da queste imprese nei confronti degli Enti della Sanità Pubblica, in considerazione dell’esigenza manifestata dalle imprese di mantenere gli incassi delle forniture su orizzonti temporali brevi.

Il Gruppo Banca IFIS è presente anche in ambito internazionale ed in particolare in Francia (Parigi) con una succursale, in Polonia (Varsavia) con la società controllata IFIS Finance Sp. Z o.o. attiva sul mercato del factoring. L’attività internazionale è inoltre condotta tramite un network di corrispondenti che fanno riferimento a Factor Chain International sia per quanto concerne l’attività di “import factoring” sia per quanto riguarda l’attività di “export factoring”. Completano l’offerta internazionale l’attività di import sviluppata dalla direzione Generale e promossa dagli uffici di rappresentanza di Bucarest e Budapest; ed il recente avvio (gennaio 2011) della partecipata India Factoring and Finance Solutions Private Limited che ha l’obiettivo di sviluppare il mercato domestico indiano e di supportare le relazioni commerciali tra imprese europee e locali.

L’attività del Gruppo si sviluppa in un comparto condizionato dall’andamento della congiuntura economica. Il settore delle PMI, infatti, amplifica frequentemente gli aspetti ciclici generali rispetto ai tradizionali mercati di riferimento di una banca generalista. Inoltre l’accentuata dinamica che caratterizza l’attività delle imprese italiane comporta la necessità di attingere con frequenza crescente ad informazioni che consentano di assumere rischi in modo consapevole.

L’attività non risulta invece caratterizzata da rilevanti stagionalità. E’ rinvenibile, nel corso del quarto trimestre dell’anno, un incremento nei volumi che tradizionalmente induce un modesto incremento nella redditività.

Nel corso del 2010 il Gruppo Banca IFIS non ha effettuato operazioni atipiche o inusuali, così come definite nella Comunicazione Consob n. 6064293 del 28 luglio 2006.