Lo scenario macroeconomico. La rapidità dei cambiamenti che si succedono sui mercati finanziari e nell'economia reale continua a sorprendere e non accenna a rallentare.

Cambiamenti forse ancor più radicali segnano gli scenari geopolitici, rovesciando equilibri rimasti immutati per decenni. Basti pensare al nuovo ruolo delle economie e delle società asiatiche e di paesi che hanno imboccato con decisione il sentiero della crescita, secondo modelli spesso non convenzionali e utilizzando in modo massivo le risorse globali.

Oggi non siamo in grado di dire se i modelli di sviluppo che abbiamo conosciuto e nei quali abbiamo prosperato continueranno a rappresentare il punto di riferimento per gli anni a venire.

In questo contesto straordinariamente dinamico e volatile secondo i dati provenienti dal Fondo Monetario Internazionale l'economia globale è cresciuta nel 2010 del 5% ma il dato va letto con attenzione perché al +10,3% della Cina ed al +9,7% dell’India, risponde un +7,5% del Brasile ma solo un +1,8% dell'Unione Europea.

Le strette e a tratti problematiche relazioni Usa-Cina, le dimensioni di alcuni indebitamenti sovrani, una generale politica del debito facile, rappresentano alcuni tra gli squilibri che questi anni lasciano in eredità al prossimo futuro. Più in generale, l'accesso al mondo della produzione e del consumo da parte di miliardi di persone un tempo relegate alla sopravvivenza passiva in condizioni di basso reddito, cambia in modo totale ed improvviso la concezione stessa di centralità e primazia occidentale, oggi messa in discussione da nuovi modi di lavorare, consumare e investire. In breve, è un mondo nuovo quello che si presenta all'orizzonte, e non è più un mondo bipolare centrato sull'Europa e gli Usa, bensì un mondo quantomeno multipolare in cui sarà avvantaggiato chi (individuo, collettività, azienda, paese) saprà meglio adattarsi alla mobilità e instabilità dei tempi a venire.

L'Europa e l'Italia hanno visto nel 2010 una certa ripresa, che giunge dopo le gravi perdite di prodotto interno lordo e occupazione registrate nel precedente biennio. Sempre secondo iI Fondo Monetario Internazionale i dati registrano un +1,8% per l'Unione Europea, trainata dalla Germania al +3,6%, e un +1% per l'Italia. In Europa hanno destato diffusa preoccupazione la dimensione del debito pubblico, con le note tensioni sui paesi più meridionali e la condizione di alcune banche e di interi comparti finanziari di alcuni paesi come l'Irlanda. È acceso il dibattito sull'opportunità di superare le difficoltà utilizzando la leva della spesa pubblica con finalità espansive (tesi molto supportata da non disinteressati interpreti esterni all'Unione Europea) oppure di contenere il debito e pertanto tagliare le distribuzioni di reddito meno efficienti.

La Banca Centrale Europea ha svolto un ruolo importante nel supportare i sistemi finanziari dei paesi membri, spegnendo con abbondante liquidità ogni focolaio di tensione. I tassi di interesse sono rimasti quindi molto bassi, con il rifinanziamento BCE fermo all'1% e l'inflazione che a tratti è sembrata scivolare verso valori negativi, salvo poi recuperare nella seconda parte dell'anno sull'onda di una ripresa più corposa e dell'impennata del costo delle materie prime.

Lo scenario generale italiano resta caratterizzato da ritardi strutturali e problemi non risolti che zavorrano la crescita del Paese. Su tutti, un debito pubblico il cui costo è rimasto per ora contenuto in forza dei bassi tassi di interesse di Eurolandia, ma che potrebbe rivelarsi ben più gravoso qualora i tassi di interesse reali dovessero incrementarsi. Sulla necessità di alcune riforme continua il confronto nella società civile, con risultati tangibili piuttosto modesti.

Le imprese in Italia. In Italia il comparto delle imprese è stato ancora segnato da una ridotta possibilità di pianificazione dovuta al generale clima di incertezza. L'impatto del biennio 2008-2009, seguito dalla miniripresa 2010, consegna alle statistiche un tasso di disoccupazione all’8,6%, con molte imprese in difficoltà e diffuse tensioni sul fronte della liquidità. Le imprese manifatturiere, soprattutto quelle del centro nord, si sono trovate a confrontarsi con nuovi competitori ai quali non sempre hanno potuto opporre soluzioni adeguate.

Molti imprenditori italiani ed europei hanno imboccato la strada dell'innovazione e hanno registrato buoni risultati. Diventa necessaria, per competere con successo sui mercati, la flessibilità globale dei processi e delle imprese, ed è centrale comprendere correttamente la rapidità dei mutamenti ambientali.

Il confronto su scala europea in ordine alla posizione delle banche e alla loro solidità continua anche con riferimento al ruolo dell'attività bancaria e alla sua inferenza sull'attività economica. I nuovi parametri di vigilanza di Basilea 3, di non rapidissima implementazione, incideranno consentendo meno rischio a parità di capitale, ovvero richiedendo più capitale a parità di rischio, e questo può comportare un rallentamento nell'erogazione di credito da parte delle banche e/o una diluizione nei profitti degli Istituti di Credito. L'inevitabile conseguenza è la scarsa attrattività di nuovi investimenti in equity bancario da cui discende la difficoltà a potenziare il patrimonio da parte delle banche. Le recenti indicazioni delle Autorità sono orientate a spingere gli Istituti verso la generazione interna di patrimonio, ma resta da verificare quali conseguenze di medio termine questa soluzione possa comportare, posto che la remunerazione degli azionisti rappresenta pur sempre un elemento centrale nella dialettica tra capitale e azienda, ancorché azienda "speciale" com'è quella bancaria.

In questo contesto le banche italiane nel 2010 hanno visto contrarsi i margini per effetto sia della contrazione della "forbice" tra tassi attivi e passivi (anche a causa del minimo valore assoluto raggiunto dai tassi di mercato), sia della progressiva erosione delle voci commissionali che avevano aiutato molto la produzione di valore negli anni sino al 2007.

La già ridotta marginalità è stata poi spesso colpita dal negativo andamento della qualità creditizia, vero elemento di difficoltà dell'ultimo biennio. L'attenzione ai costi generali non può da sola compensare la dinamica delle componenti più alte dei conti economici degli Istituti di Credito.

Aspetti problematici sono emersi anche sul fronte della raccolta di capitale di debito. Su questo parametro è necessario segnalare come il mercato dei depositi interbancari non garantiti abbia sostanzialmente mantenuto livelli di operatività solo su durate inferiori al mese. Per ottenere finanza oltre tale scadenza le banche debbono rivolgersi al mercato interbancario collateralizzato - consegnando in garanzia titoli di elevata qualità - nelle sue varie forme tecniche, oppure rivolgersi al mercato, retail o istituzionale, con costi decisamente più elevati. Ha giocato un ruolo importante e presumibilmente continuerà a svolgere una funzione di benchmark il debito sovrano Italia, che in forza delle sue dimensioni opera sul mercato sistematicamente "competendo" con la raccolta bancaria e, sulla parte più breve delle durate, beneficiando della "concorrenza sleale" della ritenuta d'imposta agevolata sui BOT rispetto alla ritenuta sui depositi. Alle banche, a quelle in condizione di presentarsi sul mercato del medio termine, non è rimasto che accodarsi accettando di pagare interessi superiori a quelli che caratterizzano il debito sovrano.

La posizione di Banca IFIS. Banca IFIS si caratterizza per la sua attività di supporto alle aziende. La Banca finanzia il capitale circolante delle imprese, mitigando il rischio di credito tramite l’utilizzo del contratto di cessione del credito commerciale vantato dall’impresa nei confronti del proprio cliente. Il mercato della cessione e finanziamento dei crediti d’impresa (factoring) in Italia è particolarmente sviluppato sia per la propensione da parte delle imprese e delle amministrazioni pubbliche a regolare le pendenze in tempi particolarmente dilatati rispetto alla media europea, sia per la buona cornice normativa e regolamentare in essere nel paese.

Il segmento tradizionale in cui opera Banca IFIS è rappresentato dalla piccola impresa che vanta crediti verso clienti di buona affidabilità; in questo segmento si rilevano un rischio controparte cliente più alto ma un rischio di credito spostato sul suo portafoglio clienti, e pertanto fortemente mitigato, e una redditività molto più elevata. Questo segmento trova risposta alle proprie esigenze finanziarie anche nella attività posta in essere dalle banche commerciali territoriali, che approcciano le esigenze del cliente con forme tecniche tradizionali come l’anticipo su fatture. L’innovazione sostanziale portata da Banca IFIS consiste nell’offrire anche a clientela di minore dimensione un prodotto sofisticato grazie al quale ottenere un supporto finanziario e gestionale che può andare anche molto oltre ciò che si può ottenere con le forme tecniche di anticipazione tradizionali. Lo spostamento virtuoso che si verifica nel rischio di credito dal cliente al cliente di quest’ultimo, connaturato all’utilizzo del contratto di factoring, consente alla Banca di aiutare le imprese affermando il merito creditizio sull’intera operazione. In sostanza, Banca IFIS finanzia il lavoro delle imprese, la capacità di generare crediti buoni, l’intelligenza operativa, la vitalità, l’intraprendenza sana. Banca IFIS dà il seguito dovuto agli imprenditori virtuosi.

Il nuovo segmento di operatività sul fronte degli impieghi di Banca IFIS è rappresentato dalla media e grande impresa che opera quale fornitore della Pubblica Amministrazione.

Si tratta di un comparto caratterizzato da un numero relativamente contenuto di operatori (prevalentemente ma non esclusivamente di imprese del settore farmindustriale) caratterizzati da una dimensione generalmente significativa, a volte quale parte di gruppi multinazionali di primo livello. L’operatività si basa sull’acquisto di portafogli di crediti generati da queste imprese nei confronti degli Enti della Sanità Pubblica, in considerazione dell’esigenza manifestata dalle imprese di mantenere gli incassi delle forniture su orizzonti temporali brevi. Come noto, la Pubblica Amministrazione è affetta da ritardi sensibili nei pagamenti, ritardi che vengono considerati nella definizione dei prezzi dei portafogli. Banca IFIS si assume in genere il rischio del ritardato pagamento da parte dell’Ente della Pubblica Amministrazione e versa immediatamente il corrispettivo all’impresa cliente. L’attività comporta un’attenta azione di gestione sulle amministrazioni, dalla quale dipende il buon rendimento dell’operazione complessiva. Risultano poco rilevanti i rischi di credito, sia lato debitore ceduto (pubblica amministrazione), sia per quanto attiene ai rischi di regresso sul cliente cedente in caso di inesistenza del credito.

L’attività comporta invece alcuni rischi nel caso di ritardi nei pagamenti da parte dell’Ente debitore pubblico superiori a quanto stimato e compreso nella commissione omnicomprensiva d’acquisto; va detto, peraltro, che il rischio implicitamente considerato connesso a tale eventuale maggiore ritardo è di norma fronteggiato attraverso l’applicazione degli interessi di mora in capo al debitore pubblico.

La vocazione internazionale della Banca resta un elemento di particolare attenzione. In Banca IFIS c’è la profonda convinzione che dare seguito alle esigenze dei clienti significhi mettere a disposizione del mercato servizi coerenti con le attività delle imprese. La progressiva integrazione delle economie europee, sia in Area Euro, sia al di fuori di essa, e la multipolarità dell’economia mondiale hanno portato da alcuni anni all’intensificarsi delle transazioni commerciali tra partner collocati in paesi diversi, anche molto lontani.

Banca IFIS ha ritenuto di sviluppare una propria presenza internazionale, decisamente in anticipo rispetto alla propria crescita e alle proprie dimensioni, nella consapevolezza delle difficoltà (legislative, regolamentari, operative, linguistiche) ma anche dell’opportunità che si crea nel poter disporre di un network di relazioni globale.

La presenza della Banca fuori dai confini nazionali ha preso avvio nel 1999 con la costituzione di uffici di rappresentanza in Ungheria e Romania, al servizio di imprese locali che esportano verso altre imprese europee. I rapporti, fondati sulla direzione generale di Mestre, sono di elevata qualità e rischio contenuto in quanto riferibile essenzialmente ai debitori ceduti per lo più italiani su crediti di norma confermati. In Polonia dal 2006 è attiva IFIS Finance Sp.z o.o., intermediario finanziario specializzato nello sviluppo del factoring con sede in Varsavia. In Francia è stato sviluppato uno sportello diretto della Banca, a supporto delle esportazioni e importazioni di operatori italiani e francesi impegnati in operazioni tra i due paesi.

Sin dal 2002 Banca IFIS ha aderito a Factor Chain International, organizzazione che raggruppa banche e istituzioni finanziarie operanti nel comparto del factoring e radicate in 66 paesi. L’operatività svolta è basata su relazioni commerciali bilaterali tra imprese in cui due operatori si trasferiscono crediti occupandosi ognuno dell’attività nel proprio paese. Factor Chain International rappresenta inoltre un’ottima piattaforma sulla quale costruire relazioni bilaterali tra operatori. Ad oggi la Banca ha sottoscritto 167 accordi con altrettanti operatori in 56 paesi.

Anche nel 2010 sono stati fatti ulteriori passi con l’obiettivo di dare sostanza alla presenza internazionale della Banca. È proseguita l’azione di supporto dell’iniziativa indiana nella quale Banca IFIS è coinvolta con una partecipazione di minoranza ma con un ruolo di rilievo nello scenario internazionale. La società partecipata, India Factoring and Finance Solutions Privated Limited, vede coinvolti nel capitale, oltre a Banca IFIS con una quota del 10%, anche Punjab National Bank, terza banca indiana per dimensione e FIM Bank. L’attività concreta è iniziata nel gennaio 2011 dopo l’autorizzazione ottenuta dalla Reserve Bank of India e le prospettive di collaborazione e sviluppo appaiono estremamente interessanti, anche in considerazione della crescita del paese e dell’intensificazione degli scambi Europa-India.

Il network domestico. Rilevanti innovazioni sono state apportate al modello distributivo della Banca. Alla tradizionale presenza territoriale che resta quale caposaldo dell’intervento di prossimità nei confronti delle imprese (25 filiali in Italia per 95 addetti allo sviluppo diretto, con la prospettiva di ulteriori 5 aperture nei prossimi 18 mesi) si è aggiunta una rapida intensificazione dei rapporti con Istituti di Credito di medio-grande dimensione che, privi di una “fabbrica prodotto” nel factoring, hanno ritenuto di servirsi di Banca IFIS per meglio supportare i propri clienti. Nel corso del 2010 e nelle prime settimane dell’anno in corso sono stati così siglati accordi commerciali con Banca Popolare di Vicenza e Gruppo Credito Valtellinese. Le aspettative condivise con i partner sono volte sia a supportare con efficacia clienti con merito creditizio più contenuto ma capaci di produrre lavoro di qualità nei confronti di loro clienti di buono standing, sia ad ottimizzare le dimensioni dell’intervento di rischio diretto della Banca. Va invece segnalato che Banca IFIS ha deciso di interrompere la gran parte delle collaborazioni con intermediari creditizi, al fine di internalizzare e professionalizzare la relazione diretta con il cliente. Opportuno segnalare che il lavoro generato dalla rete di distribuzione diretta della Banca in termini di turnover è stato pari al 76% del totale.

La raccolta. Il 2010 ha rappresentato sul lato della raccolta l’anno del definitivo abbandono della dipendenza della Banca dal mercato interbancario, che continua ad essere attivo per lo più in forma sostanzialmente garantita da titoli con finalità di stabilizzazione dei flussi e ottimizzazione delle condizioni operative della tesoreria. Le difficoltà sul mercato dei depositi tra banche sono state diffuse per tutti gli operatori; la richiesta da parte delle autorità di vigilanza di monitorare la liquidità interbancaria ad un mese con finalità di prudente gestione ha comportato l’effetto collaterale di ridurre la disponibilità degli Istituti a scambiare liquidità interbancaria in forma non garantita per scadenze superiori. Banca IFIS, come la gran parte degli operatori, ha potuto e dovuto contare soprattutto sulle proprie capacità di funding diretto. Sospinta dalle rilevanti capacità di raccolta del conto deposito on line Rendimax, che ha registrato un importante successo, Banca IFIS conta oggi su un rapporto tra prestiti erogati alle imprese nell’attività centrale dell’Istituto e raccolta retail prossimo ad 1. Ciò significa che la raccolta diretta retail è in grado di assicurare la copertura quasi integrale del fabbisogno per le erogazioni alla clientela.

Buona parte della raccolta retail è realizzata in forma vincolata con scadenze da uno a dodici mesi; nel 2011 è stato avviato un nuovo deposito a 18 mesi che ha subito riscosso un rilevante successo. È stata altresì offerta ai clienti Rendimax la possibilità di utilizzare le somme in deposito tramite una carta di pagamento con funzionalità Bancomat e Pos.

La parte non vincolata dei depositi effettuati dalla clientela Rendimax rappresenta un aspetto cui dedicare adeguata attenzione sotto il profilo della liquidità ma contemporaneamente una buona opportunità per la Banca. La raccolta libera è fronteggiata da un portafoglio di attività stanziabili presso l’Eurosistema rappresentato da Titoli di Stato italiani e obbligazioni bancarie. Il profilo dei titoli, in coerenza con le loro finalità, vede la presenza di scadenze brevi o al massimo medie, a tasso fisso per le operazioni più brevi (Bot, CTZ) e a tasso indicizzato per le operazioni a scadenza media. Resta confermato, per quanto riguarda alcune categorie di attività finanziarie considerate a rischio più elevato (subprime, derivati), che Banca IFIS non ha alcuna esposizione diretta o indiretta in tali attivi.